20 febbraio 2020

Quelli che… l’oratorio. Ove è il silenzio a dover far rumore

Ha fatto molto rumore la vicenda esplosa recentemente a Palermo dove un giudice ha imposto il silenzio ad un oratorio, situato in città, in un contesto difficile, dove i palazzi e le case attorniano il campo da gioco. Basta rincorse, gioco, urla di bambini. Basta pallonate contro il muro o sui tabelloni del canestro. Insomma: basta gioia di vivere!

Anche io sono intervenuto, come presidente nazionale del Csi, in difesa non soltanto di quell’oratorio, quanto del valore aggregativo e formativo che viene vissuto nell’oratorio, perché quella gioia e quelle urla, insomma, quei “rumori”, non sono molesti ma connessi alla vita. Sono il modo dei bambini di esserci, di essere accolti in uno spazio di cui sono i veri protagonisti. Con questa accoglienza l’oratorio e la parrocchia, e il Csi con loro, esercitano il ruolo di cura e di accompagnamento ad una crescita che ha effetti importanti sulla società. Di fronte ai molti dati preoccupanti della nostra nazione, quali denatalità, crisi delle famiglie, crisi della scuola, emarginazione, scorretti stili di vita, “malattie del benessere” mi chiedo come sia possibile trascurare il ruolo centrale dello sport e degli oratori nella vita quotidiana. La sentenza sulla quale si sono espressi in tanti sia sui giornali sia in tv o sui social ha un valore simbolico molto alto e perciò ha diviso fortemente l’opinione pubblica. È apparsa ai più una decisione fuori misura che se divenisse giurisprudenza potrebbe rappresentare un precedente pericoloso. Ne andrebbe non tanto del Csi o di quella specifica società sportiva d’oratorio, ma ne andrebbe della dimensione ludica in ambito sociale. Mi ha colpito molto la testi-monianza degli ospiti della casa di cura palermitana che si affaccia sullo stesso spazio–gioco dell’oratorio. Al contrario di alcuni inquilini dei palazzi prospicienti, i pazienti hanno espresso il loro favore alla permanenza delle attività ludiche e sportive nell’oratorio. Ne ricavo che là dove c’è sofferenza la gioia dei bambini non dà fastidio ma porta un po’ di sollievo, come se la vitalità dei bambini stessi in qualche modo lenisse le ore di dolore degli ammalati.

Intendo richiamare di nuovo l’attenzione dei responsabili istituzionali e della società civile sul valore sociale di quella presenza accogliente e accudiente. Torno a parlarne perché non vorrei che dopo tanto rumore si lasciasse la soluzione del caso alla semplice buona volontà o all’arte d’arrangiarsi. Se tutto finirà nel silenzio ed all’oratorio non si giocherà più, sarà una sconfitta per tutti e ciò ci riguarda da vicino. Qui si tratta non solo di difendere il diritto al gioco di quei ragazzi, tema centrale, ma di tutelare un “modus vivendi” della nostra società che rischia – senza i bambini, e la libera espressione spontanea, giocosa e travolgente – di incamminarsi verso un mondo vecchio, tetro, silenzioso, ordinato. Molto triste. Un tempo “quelli dell’oratorio” erano i meno bravi, quelli che non avrebbero fatto carriera. Sono orgoglioso di appartenere a questo mondo che ora viene riconosciuto, finalmente, la base per una società più giusta e solidale. Stiamo in tempi di grande emergenza educativa e paradossalmente chi si rimbocca le maniche e si mette al servizio, in modo disinteressato e accogliente viene contrastato, boicottato, messo in difficoltà. Per questo il Csi deve rivendicare il proprio ruolo e aumentare il proprio impegno, prima che le persone di buona volontà si scoraggino e lascino. Davvero non ce lo possiamo permettere, perché di queste persone (e dei bambini che giocano) abbiamo un bisogno straordinario.

 

L'angolo del Presidente

Quelli che… l’oratorio. Ove è il silenzio a dover far rumore

Vittorio Bosio

Presidente Nazionale