Pastorale dello Sport - Centri Estivi
19 ottobre 2020

Caro allenatore…

Caro allenatore,

allora è proprio vero che da oggi non possiamo più rivederci al campo. Spero non sia per molto tempo. Nel frattempo, ti prego, non mandarmi video tutorial per gli allenamenti. Non sono certo questi che mi mancheranno nei giorni a venire. Non sono un professionista ma un ragazzo che sta crescendo e che ritiene che anche lo sport sia necessario per farlo.

 

Forse questo nuovo stop mi sta facendo capire una cosa importante e cioè che nella vita esiste un limite e che nello sport si chiama avversario. Anche lui abita il mio stesso spazio di gioco e anche lui vuole vincere. Oggi questo nostro avversario si chiama Covid19. E’ una piccolissima pallina gelatinosa, invisibile ad occhio nudo, ma che esiste e vuole continuare a vivere anche lui. Sembra paradossale ma per vincere deve chiedere aiuto a noi, deve trasformarci in suoi complici. Dobbiamo rischiare di affrontarlo. In ogni partita c’è un rischio ma, come ci hai insegnato tu, crescere significa imparare a rispettare il rischio e non a sfidarlo superficialmente. Noi pensavamo di essere gli unici in questo mondo, i più forti, addirittura invincibili e invece c’è anche lui a ricordarci che siamo vulnerabili.

 

Ho letto tanti post sui social in questi giorni, e tanti tuoi colleghi allenatori ricordano che lo sport non è solo un semplice passatempo per riempire il tempo libero ma una reale occasione per educare e fare cultura. E io che pensavo che le persone di cultura fossero quelle che sapevano tante cose! Invece ho capito che la cultura è il modo di interpretare la vita, di leggere cosa sta capitando, di capire come si sta al mondo. E per farlo non basta che gli adulti si occupino di noi “dal collo in su” ma che l’educazione è anche un’avventura corporea, e senza il corpo non esiste. Per questo stiamo distanti, ci laviamo le mani ed evitiamo il contatto: il possibile dolore di una parte del corpo è il dolore di tutta la mia vita.

 

Ti prego mister, ricordalo anche quando ricominceranno i campionati: il mio corpo ha bisogno di crescere con più umana e attenta tenerezza e non solo di fare prestazioni. Allenami alla vita e non solo al risultato.

 

Caro allenatore, io non lo so quando potremo tornare ad allenarci al campo. Non seguo molto la televisione, anzi, a volte mi fa paura per quello che dice e come lo dice. Però aspetterò con fiducia la tua telefonata per tornare a rivederci. Allora io risponderò prontamente: “presente!”. L’espressione per dirti che ci sono ma soprattutto per rispondere alla tua chiamata, al tuo rivolgermi la parola, chiamandomi per nome e offrendomi il dono della tua presenza per addomesticarmi. Come la volpe con il Piccolo Principe. Non sono una bestia feroce ma ho bisogno di una nuova “domus”, una nuova casa, nella mia ci sono stato fin troppo, dove abitare con i miei compagni di squadra, per arricchire la mia speranza e nutrire la mia solitudine.

 

Ciao mister e a presto.