22 marzo 2018

L’accordo tra CSI e Dipartimento per la giustizia minorile

A volte per capire il valore di un bene bisogna perderlo. In quel momento si prende finalmente coscienza delle sue dimensioni e, se possibile, si inizia il percorso per la sua riconquista. Mi sono spesso chiesto quanto grande fosse il dolore per la perdita della libertà personale. In questo caso mi riferisco a chi è chiamato a “misure privative e limitative della libertà” perché portati in carcere a scontare una pena. Situazione terribile, perché la libertà è connaturata alla persona umana e ne identifica l’essenza. Cosa c’entra il CSI con il carcere e in particolare quello minorile? C’entra, e molto. Non solo quale ente di riferimento per l’organizzazione di manifestazioni sportive dedicate ai carcerati, in particolare ai minorenni, ma per la condivisione di uno sguardo nuovo su questa realtà. Qualche giorno fa, a nome del CSI, ho sottoscritto un accordo con il Ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, a firma del direttore generale Vincenzo Starita. Sono molto orgoglioso di questa collaborazione perché riconosce il CSI come realtà associativa “impegnata nel campo culturale, sportivo, formativo e lavorativo, radicata nei tessuti sociali locali, partner di assoluto rilievo, per promuovere occasioni di reinserimento sociale e lavorativo”. E sono orgoglioso di rappresentare un’Associazione che dispone di un albo nazionale degli educatori sportivi e promotori associativi perché, come viene riconosciuto nell’accordo qui citato, “questo rappresenta una banca dati delle qualità, competenze e sensibilità educative dei propri operatori”. Cosa significano, in concreto, questi riconoscimenti? Davvero molto, se il Csi sarà capace di elaborare progetti al servizio anche di chi vive in situazioni di forte contrazione della libertà personale. Essere vicini ai minori chiusi in carcere è un compito difficile, ma stupendo perché permette di incontrare il senso più profondo dell’umano che c’è in ognuno. Cosa si può fare e cosa ci siamo impegnati a fare con questo accordo? Collaborare con le strutture della Giustizia minorile, per definire i programmi sulla realizzazione di progetti finalizzati al reinserimento sociale di giovani e adulti. Percorsi utili al reinserimento nel mondo del lavoro, puntando sulla formazione e sul recupero educativo giovani e non più giovani. Faremo quindi quanto è nel Dna ciessino: attività motoria e sportiva, promozione di stili di vita attiva, qui nello specifico contesto carcerario, analisi sul rapporto sport–sistema sociale, con il coinvolgimento delle scuole. Cercheremo inoltre di sostenere la comunicazione dei risultati raggiunti sia all’interno del circuito della Giustizia Minorile e di Comunità da realizzare anche attraverso eventi o iniziative di carattere territoriale o nazionale. Non nascondo che i contenuti sociali e culturali di questo accordo sono vasti e impegnativi. Noi forniremo la sensibilità e la cultura che ci viene dalla promozione e dall’organizzazione dell’attività sportiva, formativa ed educativa esercitata con spirito di servizio da sempre, da quando è nato il CSI. Saremo all’altezza? Se ci crederemo e, faremo alleanza, questi ideali saranno azione concreta, vita vissuta vicino a chi sta nel tormento della pena.

L'angolo del Presidente

L’accordo tra CSI e Dipartimento per la giustizia minorile

Vittorio Bosio

Presidente Nazionale