2 marzo 2017

Pastorale giovanile-Csi: educare tra gioco di squadra e segni di alleanza

Scrivo a pochi giorni dalla chiusura del Convegno nazionale di pastorale giovanile che si è svolto a Bologna dal 20 al 23 febbraio. Un momento davvero bello e forte: nelle cose ascoltate, nel convenire e nelle relazioni intrecciate, nel clima di attesa e speranza per questo tempo che molti riconoscono come provvidenziale. Un’intensità di esperienze e di scambi ci ha preso all’improvviso e non può lasciare indifferenti. Anche con il Csi nazionale che è stato presente nella figura del suo consulente ecclesiastico, don Alessio Albertini. È stato un modo bello di rendere visibile un’alleanza che continua: quella tra le azioni di pastorale giovanile e la grande attività diffusa sul territorio nazionale dell’attività sportiva di base. Nei giorni di Bologna, abbiamo affrontato le questioni che ruotano attorno alla figura dell’educatore: una persona che non può viaggiare in solitaria. Più volte è tornato il ritornello sportivo che ci vuole un “gioco di squadra”, perché chiunque faccia attività educativa nelle nostre comunità deve sentire su di sé un “mandato” dalla comunità stessa. Credo molto al fatto che in questo gioco di squadra, debbano entrare anche dirigenti e allenatori; perché sono convinto della dimensione educativa dell’attività sportiva. Che non risolve la questione con una preghierina prima di entrare in campo, ma credendo e facendo emergere i valori dello sport senza fare sconti: nell’allenare piccoli e giovani in termini di relazioni umane vere e profonde; e poi cercando di far prevalere collaborazione, fraternità, lealtà e agonismo coniugate con equilibrio, senso della fatica e la capacità di riprendersi dopo le sconfitte. Perché questo accada, c’è bisogno di persone disponibili e competenti che sappiano tessere relazioni educative buone ma non solo. C’è bisogno di fare alleanza e di fare squadra: fra educatori di uno stesso contesto, fra educatori che appartengono allo stesso territorio ma anche a diverse agenzie educative; fra educatori, famiglie e comunità. Tutte cose da cercare: altrimenti rischiamo di fermarci alle grandi dichiarazioni o alle buone intenzioni. Non è un dramma se le persone ingaggiate nelle parrocchie e nei territori non sono subito formate, subito “pronte”. A patto che si offra loro la possibilità di crescere: le competenze vanno formate e questo richiede tempo e risorse (intelligenza, cuore, conoscenze). Queste alleanze sono sane, perché aiutano l’educatore a sentirsi costantemente a servizio della sua Chiesa e delle persone. Ma sono anche difficili, perché richiedono uno stile condiviso e soprattutto interpellano gli adulti di ogni comunità.
Sogno parrocchie e oratori che mettano gli educatori in connessione tra loro; sogno adulti che non considerino la propria attività come una piccola bottega che fa i propri interessi. Penso che il contributo di chi nel Csi non si ferma alle chiacchiere, ma si spende nel-l’attività sportiva rimboccandosi le maniche, sia preziosissimo per una Chiesa che sa essere vicina ai bisogni delle nuove generazioni che crescono. I segni di alleanza non mancano: possiamo sperare di farli crescere ancora?
 

Il Punto - Avvenire

Pastorale giovanile-Csi: educare tra gioco di squadra e segni di alleanza

Don Michele Falabretti

Responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei