23 marzo 2019

ASD e collaborazioni sportive: quando si rischia l'accusa di "lavoro in nero"

ASD e collaborazioni sportive: quando si rischia l'accusa di "lavoro in nero"

L’inquadramento e la gestione dei rapporti con i collaboratori sportivi, spesso e a ragione sollevano dubbi per i dirigenti di associazioni sportive. Del resto l’apporto dei tecnici e degli addetti agli incombenti amministrativi è una risorsa fondamentale per il funzionamento di ogni struttura, anche di piccole dimensioni, e le norme che consentono lo svolgimento di tali attività a titolo oneroso, se sono chiare quanto al limite di imponibilità fiscale - tanto che nel lessico comune si parla di compensi fino a 10.000 euro (o per abitudine ancora di compensi fino a 7.500, in relazione al tetto precedentemente in vigore) - non definiscono la natura di tali rapporti e comportano quindi comprensibili incertezze interpretative.
La questione di fondo, ancora irrisolta, è la mancanza di una disciplina del lavoro sportivo dilettantistico che al di là delle importanti problematiche in ambito giuslavoristico e previdenziale, si ripercuote anche sul piano pratico, ad esempio in tema di adempimenti amministrativi richiesti per formalizzare gli incarichi. Vediamo di fare chiarezza in questo articolo di Biancamaria Stivanello sulla newsletter n. 6/2019 di FiscoSport, scaricabile nell'Area Riservata alle società affiliate CSI

In questo numero anche il problema della mancata presentazione del Modello EAS, soprattutto alla luce  della nuova riforma apportata dal Codice del Terzo Settore, oppure a seguito di modifica statutaria della ASD.

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