22 marzo 2018

Il mio campo libero

Al via nel 2018/2019 la Campagna Nazionale a sostegno della popolazione carceraria

In molti comitati l’associazione promuove azioni ed attività sportive a sostegno dei detenuti. Al via nel 2018/2019 la Campagna Nazionale: "Il mio campo libero" a sostegno della popolazione carceraria. Sport come educazione alle regole, socializzazione e autostima. L'Area Sport e Cittadinanza sta ora iniziando il lavoro di crescita dei territori che dovranno essere i veri protagonisti della Campagna Nazionale.
Il mio campo libero

Detenuti in gioco. Il Centro Sportivo Italiano fa un passo indietro, come fosse sulla linea dell’offside e allarga l’orizzonte, all’interno dei penitenziari, aumentando la visione periferica in ambito sociale e tenendo in gioco, attraverso l’attività sportiva centinaia di reclusi sul territorio italiano. E’ “Il mio campo libero” la Campagna Nazionale al via nell’anno associativo 2018/2019 a favore dei detenuti e delle loro famiglie, che mira ad accrescere la già diffusa sensibilizzazione associativa a favore della popolazione carceraria. Sulla scia di quanto emerso da recenti studi e diverse ricerche in ambito Ue, dove si evidenzia l’efficacia dell’ambito sportivo negli istituti di pena, il Csi ha ripreso quanto in passato già elaborato, ponendosi l'obiettivo di rilanciare, tra altri segmenti, quello delle persone in espiazione di pena, a prescindere dall'età e dalla loro collocazione (dentro o fuori il recinto carcerario). I riscontri sono positivi: l’impegno nello sport, all’interno degli istituti, innalza l’autostima ed accresce l’ottimismo nel futuro, oltre a diminuire ansia, stress, depressione, ed aggressività. Sviluppa inoltre abilità personali e sociali, favorendo la relazione.

"Il mio campo libero – spiega Sergio Contrini, direttore dell’Area Sport e Cittadinanza del Csi – intende appunto promuovere quella salute e quel benessere che certamente porta in ognuno l'attività fisica specie se inquadrata in un processo di rieducazione. L'obiettivo è quello di sviluppare ed aumentare la fiducia in ogni persona ristretta dell'area penale con il corpo e il movimento, consentendo quindi la crescita e la consapevolezza dei propri mezzi. Sono necessari programmi ad hoc, di qualità e di accompagnamento. Non si devono abbandonare le persone all’uscita dal carcere, ma occorre proseguire a seguirle fuori".

Dopo aver siglato a metà marzo l’accordo di collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità è ancora ampio il lavoro da svolgere, teso a riallacciare i rapporti con le altre articolazioni del Ministero di Giustizia: dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria alla Direzione Generale per l'esecuzione penale esterna e di messa alla prova. In particolare, si stanno riaggiornando i testi di convenzione che disciplinano i rapporti tra il Csi e il Ministero. Numerosi gli incontri con altri uffici che operano istituzionalmente nell'ambito penale quali l'Ufficio del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute, l'Ispettorato Generale dei cappellani, Procuratore antimafia, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato e la Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia.

Ovunque accolta con piacere l'idea ciessina di realizzare “Il mio campo libero”, che porta in dote un censimento effettuato lungo lo Stivale che vede il Csi presente in 13 Regioni e in 37 Istituti, con l'impegno diretto di 22 comitati territoriali e di un comitato regionale (Campania) e la formazione di un gruppo di lavoro composto da operatori dei comitati di Genova, Latina, Vicenza, Milano, Modena e della Campania che nel 2017 ha già vissuto due specifici momenti di confronto a Firenze ed a Rimini e nel 2018 si è riunito il 9 marzo a Roma.